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Mercoledì, 20 Novembre 2013 15:55

Chi era Angelo Maltese

Foto per Chi eraDa uno studio di Fausta Di Falco

Angelo Maltese, artista-fotografo siracusano ha rappresentato per la sua città un punto di riferimento significativo e duraturo.

E’ stato definito “l’Alinari siracusano”, ma non era solo un fotografo; era un artista, anche se rifiutò sempre e con ostinazione questo appellativo. “La fotografia è per me - diceva - non già per quel che so fare io ma anche per quello che fanno i maggiori in questo campo, un’arte minore”

Egli si definì sempre un “artigiano”. Ma il talento che non volle riconoscersi, seppe scoprirlo e apprezzarlo negli altri, fra coloro che lo accostarono per farselo amico, protettore, pigmalione, nei giovani che trovavano in lui un punto di riferimento per discutere di pittura, fotografia, letteratura, scultura. Angelo Maltese, infatti, ufficiale in entrambe le guerre. fu un uomo colto, poeta, pittore, scrittore. Ha lasciato ottimi scritti sul quotidiano “La Sicilia” e sui settimanali locali dell’epoca  come “La Domenica” e “Siracusa Nuova” nonché racconti, poesie e recensioni, note d’ambiente e di costume. Era stimato da molti per le sue doti umane oltre che professionali. Amava gli animali e si occupava di quelli più sfortunati.

E’ stato il primo fotografo delle rappresentazioni classiche al teatro greco nel 1914; ha fotografato i monarchi d’Europa in visita a Siracusa, celebri attori come Gualtiero Tumiati, Elena Zareschi, Annibale Ninchi, famosi uomini politici e di governo.

Ma il vero punto di riferimento per l’intelighentia siracusana era il suo studio denominato La Fontanina.
Egli prediligeva la luce morbida, radente e quando per il luogo o l’ora della giornata non poteva trovarla, adoperava degli obiettivi in grado di ammorbidirla. La sua scelta era coerente con ciò che voleva dire o esprimere e con il rapporto che istaurava con l’oggetto o il soggetto da fotografare. Nella scelta della luce morbida si evince un aspetto del suo animo e della sua personalità. Egli era sempre aperto con il mondo esterno, sia che si trattasse di persone che di avvenimenti o paesaggi, o dei suoi amati gatti (di cui si conservano molti scatti). Questo rapporto amorevole lo spingeva a vedere ogni cosa e persona nel modo migliore, ed era proprio il meglio, la bellezza interiore del soggetto o dell’oggetto che egli voleva imprimere nella lastra. Perché la fotografia non doveva riprodurre meccanicamente il soggetto, ma fissarlo così come lui lo vedeva.

Per comprendere ancora più a fondo l’animo e la tecnica del fotografo cito uno stralcio di un articolo comparso nel giugno 1964 su “La Gazzetta della Fotografia” stampata a Palermo, scritto da Arturo Valle: “Angelo Maltese trasse dal suo astuccio di velluto il vecchio e glorioso 30 centimetri Hermagis, obiettivo pittore che ammorbidisce linee e piani senza perdere nulla nella riproduzione del disegno e della monumentale reflex 10x15 ancor nuova pur dopo tanti anni di lavoro ed ancora sulla breccia come il meccanismo migliore per creare quelle opere eseguite dall’artista per unica soddisfazione personale, capolavori di fronte ai quali artisti e critici è forza che si inchinino”.

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La vita

Foto per La vitaAngelo Maltese nacque l’8 dicembre 1896 a Modica che in quel tempo era in provincia di Siracusa. All’anagrafe fu denunziato il 13, probabilmente per il trambusto causato in famiglia dalla morte della madre per parto. Questa morte segnerà per sempre la vita del fotografo, come scrisse in una delle sue liriche più struggenti. A soli 19 anni venne chiamato al fronte della grande guerra. Reduce si stabilisce a Siracusa. Nel 1920 apre uno studio fotografico alla Mastrarua (l’attuale via Vittorio Veneto) con un socio: lo studio Miano-Maltese. Il socio va poi a cercare fortuna in America e Maltese mise su bottega da solo. Nel 1924 ottenne dal barone Interlandi Pizzuti l’uso di un angolo del suggestivo giardino del palazzo al numero 1 di Piazza Duomo. Lì trovarono luogo il suo studio fotografico e il padiglione denominato La Fontanina.

Nel 1932 sposa la cugina Maria Maltese di cui nascono due figli: Renzo e Antonello.

Allo scoppiare della seconda guerra mondiale venne richiamato al fronte; a guerra ultimata, tra varie difficoltà, riuscì a tornare a Siracusa e si dedicò nuovamente al lavoro: la fotografia.

Tra i premi e riconoscimenti che ebbe nella sua vita ricordiamo la medaglia d’oro della rivista La donna Italiana nel 1922, il premio della Camera di Commercio di Torino per l’esposizione internazionale di fotografia del 1923 e la recensione di una sua personale di fotografia su la “Revue Moderne Illustre des Arte set de la Vie” di Parigi del febbraio 1927.

Nel 1964 venne nominato cavaliere al merito della Repubblica Italiana.

Morì il 26 gennaio 1978 chiedendo di essere avvolto nudo in un lenzuolo bianco, chiuso in una cassa semplice e deposto nella nuda terra. Perché anche la sua morte fosse semplice così come lo era stata la sua vita.

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Le opere

Foto per Le opereAngelo Maltese amò la fotografia in tutti i suoi aspetti e non privilegiò un tema in particolare. Come emerge dalle foto che compongono il suo vasto archivio e che immortalò con i suoi scatti, eventi, paesaggi, animali e volti. Archivio ancora conservato dai figli Antonello e Renzo, fotografo anch’esso.

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Il secondo conflitto mondiale

ricovero compressaTra le migliaia di immagini lasciateci dal fotografo che imprimono sulla pellicola la storia della sua amata città ci sono quelle riguardanti i bombardamenti della seconda guerra mondiale e, ancora più toccanti, quelle dei rifugi. In particolare di quello di piazza Duomo: un percorso ipogeico da poco riaperto al pubblico che collega la piazza al lungomare della marina e che si stende sotto vari edifici storici. Il luogo si prestava ad essere adattato come rifugio e servì alla popolazione durante il conflitto. Il Maltese, da preciso documentatore di un’epoca, realizza svariati scatti anche toccanti che mostrano i disagi, la paura, la sofferenza della gente dai più piccoli ai più anziani.

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Mostra no.5

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Mostra no.4

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Mostra no.2

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Mostra no.1

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Madonna delle lacrime

La Madonna delle lacrime è un fatto noto, accaduto a Siracusa nel 1953, che venne ripreso e immortalato dal fotografo Angelo Maltese. La Madonna delle lacrime era una statuina in gesso situata sul mobile a fianco del letto di un’umile casa. Devoto e professionale, Angelo Maltese si interessò della vicenda e fece della Madonna delle lacrime una lunga e dettagliata riproposizione fotografica. La qualità artistica delle riprese di Angelo Maltese e il suo interessamento alla questione fecero sì che, a distanza di cinque anni dalla prodigiosa lacrimazione della Madonna delle lacrime, Angelo Maltese fosse incaricato di fotografare tutti i progetti del concorso perchè la commissione li potesse esaminare a tavolino. La volontà di dedicare un santuario alla Madonna delle lacrime venne condivisa dal fotografo Angelo Maltese che lavorò intensamente per più di un mese in una scuola in costruzione, assieme al figlio Renzo, per realizzare le fotografie degli elaborati dei vari progetti che furono presentati.

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Angelo Maltese

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